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C'è che da quando sono ritornata - e la voglia di tornare c'era - altro non ho che voglia di ripartire. 

E non è nemmeno voglia di "vedere", quella frenesia che ti porta, attrezzato di cartina, a camminare per ore cercando quello di cui hai sentito parlare. 

E' una cosa che non so descrivere, spiegare, ed è legata alle emozioni che ho provato leggendo, scrivendo, guardando, toccando.

Solo incontrandosi, scambiandosi, incrociandosi, scontrandosi si riesce a creare. 

Ricordo l'incontro, il 21 aprile scorso, con Bettina Dittlmann & Michael Jank da Marijke Vallanzasca, alla Vetrina. 

Bettina è l'anima, la sua officina corrente è alloggiata in un ospedale nella sezione di Nymphenburg di Monaco di Baviera. Il reparto della città di cultura ha contribuito a disporre l'artista-senza-un-atelier nella posizione insolita. Il suo spazio di lavoro enorme è una stanza di funzionamento precedente, che ripartisce con socio-in-anello-fare, Jank.

E la sua è una vera officina, c'è la fucina per scaldare i metalli, il mantice per ravvivare il fuoco, l'incudine, tanti martelli, tenaglie e scalpelli; e poi il tornio per filettare, il sostegno a slitta. 

Espongono in tutto il mondo, ma si percepisce un calore fuori dal comune, vogliono le mani, avvicinano le loro opere, vogliono che tocchi, ci tengono a farti sentire l'imperfezione di quel loro forgiare "a caldo" e non smettono mai di sorridere, mai nemmeno un secondo. 

Senti allora la forza di quelle mani, tutto viene dalle mani, più vado avanti con l'età e più mi rendo conto, mi convinco, della straordinaria forza del contatto. 

Dalla musica alla pittura, dalla scrittura all'architettura, la forza delle mani, la potenza, la persuasione.

La persuasione dei metalli forgiati grazie al fuoco e al martello. 

Il loro arrendersi, ma la resa della vittoria, della rivincita. 

Vaneggio, ma ho in mente milioni di cose, anzi, sono attraversata da milioni di emozioni. 

Ho in mente quella maledetta sbarra di metallo piegata a cerchio, appoggiate una mano lì sopra, sentirete del calore, in quell'estreme resistenza c'è calore. 

E poi ascoltate la Callas, in 'La mamma morta", sentirete la stessa estrema resistenza. 

 

Fu in quel dolore

che a me venne l'amor!

Voce piena d'armonia e dice:

"Vivi ancora! Io son la vita!

Ne' miei occhi e il tuo cielo!

Tu non sei sola!

Le lacrime tue io le raccolgo!

Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo!

Sorridi e spera! Io son l'amore!

Tutto intorno e sangue e fango?

Io son divino! Io son l'oblio!

Io sono il dio che sovra il mondo

scendo da l'empireo, fa della terra

un ciel! Ah!

 

Gli archi, ascoltate quando entrano gli archi. 

Sentirete nascere l'amore e vi verrà voglia di partire.

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Barbara vive a Padova
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