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Tranelli. 

Ho smesso di tendermene. 

Oggi respiro aria di neve. O di pioggia. 

Mi affaccio alla finestra e vedo un muro di pietre che pone un confine al mio sguardo. 

Oltre non immagino. 

So che dietro c'è un campo. 

Vero.

Sorrido. Ora un giardino ce l'ho pure io. 

Vero. 

Vorrei scrivere ma non mi esce l'inizio. 

Cercare di iniziare è sempre più difficile.

La frase finisce così. 

Che, forse, vuol dire che uno ha finito. 

Domenica, anche se in realtà era sabato perché avere la verità, da me, è impossibile, ho visto un bellissimo film. 

"Welcome".

Acclamato a Berlino e a Roma. 

Il cui protagonista, il giovane iracheno Bilal (Firat Ayverdi), che ha attraversato l'Europa da clandestino nella speranza di raggiungere la giovane fidanzata a Londra, è certamente uno schiavo. 

Ma del mite Vincent Lindon, Simon, un fallito ex nuotatore - perché quando sei ex hai fallito - che in lui rivede la possibilità di riscattarsi nei confronti della ex moglie volontaria. 

Tra i due nasce un rapporto di scopo.

Simon spera di riavvicinarsi alla moglie che nutre Bilal, di notte, al campo profughi. 

Bilal vuole mantenere in vita il sogno di rivedere la giovane fidanzata. 

Entrambi usano l'altro.

Chiaramente. 

Splendido vedere questa insincerità di sentimenti.

Simon non è interessato alla sorte di Bilal, non gli frega niente della "causa": lui vuole solo corrispondere ai desideri della moglie. 

Moglie innamorata di un altro volontario. 

Perché, si sa, non si ama per amare ma per farsi amare. 

Donnetta insignificante alla ricerca di un compagno di viaggio, più che di vita. 

E Simon ci prova, con ogni mezzo, a cambiare, a provare rabbia e indignazione. 

Niente.

Il punto è che non si cava sangue dal muro. 

L'indignazione non nasce alla mattina, nuotando. 

O facendosi la barba. 

O guardando un iracheno nuotare in una piscina. 

La rabbia nasce dal non essere stati capaci ci meritare la sua fiducia.. e il suo amore. 

Rapido il susseguirsi degli eventi. 

Che non racconto.. perché, alla fine, cercare di iniziare è sempre più difficile.

Non più del trovare le parole per finire.

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Barbara vive a Padova
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