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lettera di Alda Merini al medico in manicomio

Sai, ieri è accaduta una cosa terribile. 

Un signore del nostro palazzo si è tolto la vita, non riesco nemmeno a dirla "quella" parola. 

Pensa, nostra figlia si era appena alzata, non aveva ancora fatto colazione e già la polizia era alla nostra porta per interrogarci. 

Se sapevamo qualcosa. 

Ma cosa possiamo sapere noi di una persona che s'è "tolta la vita"?

Siamo gente per bene.

Facciamo benedire la casa una volta l'anno, andiamo a messa ogni domenica, si fa anche la carità.

Che tempi, non si può più stare tranquilli nemmeno in casa propria.

Una bambina di 6 anni non può sopportare certi drammi: saltare la colazione a quell'età è "mortale". 

 

Liberaci o signore dal male. 

Da chi ha un gatto nero, che porta sfiga. 

Da chi pensa ogni santo giorno a togliersela la vita, ma poi c'è una pagina di libro che lo rianima. 

Da chi ha fatto morire i suoi genitori dal dolore, venendo al mondo. 

Da chi, non avendo figli, non può avere istinto materno.

Dai pensieri che non vanno di moda.

Da chi non è a modo.

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Barbara vive a Padova
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