Mercoledì
dodici.

Io, a dire la verità, mercoledì 12 ho pensato molto a Tamara, la mia prima ‘capa’ al lavoro.

Avevo 14 anni, era appena morto mio padre e, visto che non avevamo manco gli occhi per piangere, fu necessario io andassi in fabbrica, nella sola fabbrica del paese in località Penisola. Tamara era una morettina somigliante a quella dei ricchi e poveri, aveva la pelle butterata che cercava di nascondere mettendo un pesante strato di fondotinta che le faceva sembrare il viso simile a una torta troppo cotta. Indossava sempre jeans strettissimi che le mettevano in risalto il fisico di cui andava fiera, portava camice con il colletto rigorosamente tirato su che finiva con l’inzaccherarsi col cerone della faccia. Si legava le camice in vita per lasciare scoperta una piccola parte di pancia piatta. Portava stivaletti bianchi scamosciati con le frange, anche quando c’erano 40 gradi, e quando entrava in fabbrica – allo scoccare della sirena di inizio turno – iniziava a battere le mani dirigendosi verso il gruppetto delle ragazze che facevano bozzolo per sparlare di lei, le ‘smarazzava’ come si fa con le galline. E quando tutti erano seduti al proprio posto e i rumori delle macchine iniziavano a coprire il silenzio sovrastato solo dalle risa delle mie colleghe io stavo bene e non mi sentivo più a disagio. Ecco, il mio primo giorno da Autore è andato così.

  • l'Ordine Innaturale degli Elementi
  • l'Ordine Innaturale degli Elementi

    «C’è qualcosa di forte, potente nel tuo racconto. Nella pancia si muove qualcosa mentre si legge. Ciò che mi colpisce è la grazia e la poesia che metti nella carnezzeria familiare che racconti, la descrizione del campo di barbabietole ha un respiro incredibile, e la lingua incomprensibile del dolore ha qualcosa di tenero.» Emma Dante

    Editore:
    Baldini & Castoldi
    Pubblicato
    12 Febbraio 2014
    Link alla scheda dell'Editore
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